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Orario Sante Messe

Tutti i giorni della settimana:
ore 18.30

Domenica:
ore 8.30 - 10.30 - 18.30


 

 

Domenica del Tempo Ordinario, Anno A: 13  Settembre 2020

"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette …"

Letture: Libro del Siràcide 27,33…28,9; Salmo 102; Lettera ai Romani 14,7-9; S. Matteo 18,21-35

 

"Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?". Dietro la domanda di Pietro a Gesù c'è un dubbio che ognuno di noi porta nel cuore. Ma è davvero giusto perdonare sempre? A volte lo esprimiamo dicendo: "io perdono ma non dimentico", che mostra quanto ci risulta difficile accettare la rivoluzione cristiana. Vorremmo arginare in qualche modo il comandamento dell'amore e del perdono, vorremmo una giustizia un po' più rigorosa, che almeno qualche volta esiga di rispondere al male con il male.

    Il Signore spiega a Pietro (e a ognuno di noi) come andrebbe a finire se Dio applicasse alla lettera quella "giustizia rigorosa" che ingenuamente auspichiamo. Lo fa raccontando di un re che "volle regolare i conti con i suoi servi", uno dei quali risulta avere un debito di diecimila talenti (gli esperti spiegano che la somma equivale allo stipendio di molti milioni di giornate di lavoro). Il messaggio è chiaro: nessuno di noi è in regola nel suo rapporto con Dio: per dirla con Papa Francesco, "siamo un esercito di perdonati".

E neppure la giustizia nelle relazioni tra gli uomini è il risultato di un puntuale regolamento di conti, dal quale in realtà nessuno uscirebbe vivo. Tuttavia il perdono non è un'amnistia generale come se il Signore chiudesse un occhio e si impegnasse a dimenticare. Quello che Dio fa e che chiede a ogni cristiano di fare è proprio il contrario: guardare il male fatto da un altro con occhi buoni, con compassione, con misericordia. La giustizia evangelica che sconcerta Pietro e ognuno di noi è l'unico modo di trasformare il mondo e le relazioni, che sono quotidianamente minacciate e ferite dal torto, dal sopruso e dalla violenza. 

    Il perdono è scandaloso perché chiede la conversione non a chi ha commesso il male, ma a chi l'ha subito. Quando, di fronte a un'offesa, penso di riscuotere il mio debito con una contro-offesa, non faccio altro che alzare il livello del dolore e della violenza. Il vangelo ci ricorda che siamo grandi quanto "il perdono che strappa dai circoli viziosi, spezza le coazioni a ripetere su altri il male subìto, rompe la catena della colpa e della vendetta, spezza le simmetrie dell'odio". Il tempo del perdono è il coraggio dell'anticipo: fallo senza aspettare che tutto si verifichi e sia a posto; è il coraggio degli inizi e delle ripartenze, perché il perdono non libera il passato, libera il futuro. 

    Poi l'esigenza finale: perdonare di cuore... San Francesco scrive a un guardiano che si lagnava dei suoi frati: farai vedere negli occhi il perdono. Non il perdono a stento, non quello a muso duro, ma quello che esce dagli occhi, dallo sguardo nuovo e buono, che ti cambia il modo di vedere la persona. E diventano occhi che ti custodiscono, dentro i quali ti senti a casa. Colui che perdona ha gli occhi di Dio, vede la possibilità di bene anche dentro i limiti e gli sbagli di ciascuno di noi e degli altri.

Eucaristia, pane di vita

Estratti dalla Lettera del vescovo all’inizio dell’anno pastorale 2020-2021

I. Dalla paura alla fiducia

                                                   Dentro ad una crisi inaspettata

   Cari fratelli e sorelle,
1. parto da quanto abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Senza cedere alla retorica del «Nulla sarà come prima» e alla provocazione di quanti approfittano del momento per accreditare modelli di Chiesa lontani dallo spirito cattolico, riconosco che pandemia e isolamento segnano la vita della nostra Chiesa. Ne evidenziano grandezza e fragilità, dono di Dio la prima e frutto della nostra poca fede l’altra.

2. Non è la prima volta che ci confrontiamo con una grande emergenza. Penso all’alluvione che ha colpito la Valle vent’anni fa con il suo carico di morte e di distruzione. Allora, però, la tragedia si è consumata in un tempo definito. La vita è ripresa subito: abbiamo potuto piangere insieme le vittime e insieme celebrare in loro suffragio, insieme e subito abbiamo intrapreso la ricostruzione. Questa volta non è così. Il male che ci ha colpito e continua a minacciarci è invisibile e genera incertezza e povertà. La vita è rimasta e rimane in parte sospesa.

3. Si è spezzata l’immagine dell’uomo che noi occidentali ci siamo costruiti: onnipotente, capace di prevedere, controllare e risolvere tutto grazie alle conoscenze scientifiche e tecniche. Una pandemia poteva essere pensata solo nel passato oppure in aree depresse del mondo. Abbiamo, invece, riscoperto con sofferenza la fragilità della condizione umana. La malattia e la morte possono mietere vittime su larga scala ovunque e mettere in discussione paradigmi sociali ed economici che sembravano consolidati e intangibili. Ci illudevamo di stare bene prima della pandemia, ciechi e sordi ai richiami che ci venivano dai tanti mali che affliggono l’umanità.

AVVISI: dal 13 al 20 Settembre 2020

1) In questa Domenica siamo invitati a fare un’offerta generosa per sostenere i nostri fratelli cristiani della Terra Santa. E’ la Questua che non abbiamo fatto il Venerdì santo scorso.

2) Martedì 15 settembre i nostri Padri Palmiro e Giancarlo ricordano il 60° della loro prima Professione religiosa. Siete tutti invitati alla solenne Concelebrazione delle ore 18,30 presieduta dal Superiore provinciale, P. Gennaro Rosato e vicario P. Giuseppe Rubino.

3) Mercoledì 16 settembre alle ore 16,00 riunione di tutte le Catechiste.

4) Giovedì 17 settembre alle 17,30 nel prato del Seminario il Vescovo celebrerà la S. Messa per tutti gli studenti e insegnati all’inizio del nuovo Anno scolastico e accademico.